• parashanti108

QUALI SONO LE PRATICHE SPIRITUALI PIU' EFFICACI?



Riprendendo il post che ho fatto ieri su “I 4 TIPI DI YOGA”, dove spiegavo i motivi molto semplici per cui Bhakti Yoga e Dhyana Yoga dovrebbero essere considerati prioritari, oggi cerco di rispondere alle domande emerse in conclusione, che ogni cercatore spirituale dovrebbe porsi con un po’ di umiltà e lungimiranza, se non vuole sprecare tempo e accumulare più sofferenza del dovuto, ovvero:


1. Le pratiche spirituali sono tutte uguali? Se no, quali sono quelle più efficaci? 2. Cos’è la devozione? Come si pratica? Esistono diversi tipi di devozione?


In questo post proverò a rispondere alla prima domanda.


Sfatiamo subito un mito che farà stizzire moltissime anime in cammino, insegnanti di “yoga” compresi, che credono fermamente che una cosa valga l’altra (come del resto la New Age insegna purtroppo): le pratiche spirituali NON sono tutte uguali.


La prova più banale per cui una pratica non vale l’altra è che se davvero fosse così non esisterebbero delle tradizioni che si preoccupano di custodire e tramandare certi insegnamenti da migliaia di anni. Sarebbe bello se bastasse osservare un albero o piegare il corpo in posizioni particolari per realizzare il divino che è in noi e porre fine alla sofferenza per sempre, ma non è così. Prima ci si rende conto di ciò, prima si evolve.


Un’altra prova banale sta nel numero di santi che le tradizioni “hanno generato” in virtù delle loro pratiche specifiche, al contrario di invenzioni senza capo né coda che forse riescono a donare un po’ di benessere per qualche giorno. E’ meglio fare affidamento su un sistema che ha già provato innumerevoli volte il suo successo per migliaia di anni, aiutando svariate anime a vivere in pace e serenità permanente fino anche a realizzare il Sè, o è meglio fare affidamento su qualcosa che è stato creato l’altro giorno, per quanto infiocchettato e profumato possa sembrare?


Ci sono molte altre prove, ma una prova importante, anzi LA prova per eccellenza è la propria esperienza diretta. Motivo per cui anche nel mio piccolo vedo che chiunque apprende le pratiche che metto a disposizione e si impegna ad adoperarle ogni giorno, non può fare a meno di notare la differenza abissale in confronto a tutte le cose apprese finora attraverso i corsi più disparati, improbabili “maestri” molto noti, o persino tecniche di meditazione (che però non hanno un’energia alle spalle) usate per anni.


La credenza comune che una pratica vale l’altra deriva da un bisogno di sicurezza inconscio, in altre parole il proprio io non vuole ammettere che sta battendo la fiacca e che potrebbe fare di meglio. L’io per definizione deve sempre credere che sta facendo la cosa migliore, quindi perché mai fare la fatica di mettere in discussione sé stessi e le proprie pratiche buttandosi nell’ignoto, affrontando la propria mente per davvero, quando basta una semplice idea, un semplice pensiero mentale a cui aggrapparsi per sentirsi sicuri?


Quando però la sofferenza o la voglia dell’amore divino crescono a dismisura, allora si comincia a rivedere le proprie false credenze e a lasciarle andare per fare finalmente un salto. Nonostante ci sono sufficienti prove di fronte ai nostri occhi, chiare come il sole, che dovrebbero far riflettere…


Quindi, quali sono le pratiche più efficaci?


Ovviamente non è possibile fare una classifica visto che le caratteristiche, e quindi le inclinazioni, di ogni anima sono uniche e visto che esistono diverse vie che conducono alla Yoga, l’unione, il quinto-sesto-settimo stato di coscienza (di cui parlerò in futuro).


Tuttavia è possibile usare il buon senso e di conseguenza dovrebbe essere facile intuire ad esempio che tutto ciò che agisce a livello grossolano è sempre meno efficace rispetto a ciò che agisce a livello sottile, così come è facile intuire che un approccio attivo, ovvero svolgere le proprie pratiche quotidiane (la goccia che spacca la roccia), dona risultati più consistenti di un approccio passivo, cioè le classiche sessioni di qualsiasi genere dove ci si affida a qualcuno o qualcosa sperando che ci faccia stare meglio.


Ecco che seguendo questo semplicissimo ragionamento si può comprendere con grandissima facilità che, a parità di condizioni, 40 anni di asana non possono nemmeno avvicinarsi a 40 anni di (vera) meditazione, così come 40 anni di corsi dove impari le trovate olistiche più fighe del momento non possono equivalere a 40 anni di una pratica che abbia un’energia divina alle spalle.


E’ una questione tecnica, di tipo energetico, che non lascia molto spazio alle speculazioni. Non a caso nelle sacre scritture, Yoga Sutra inclusi, si enfatizza l’importanza di calmare la mente attraverso la (vera) meditazione e l’importanza dell’amore divino, più che di altro.

Un motivo ci sarà, no?


Magari qualcuno dirà che chi fa yoga non fa solo asana. La verità che non si vuole ammettere però è che oggi in Occidente yoga significa fare asana e poco altro. Ma soprattutto il dato di fatto è che il tempo è limitato e sempre troppo poco per tutti. Infatti sono certo che se si andassero ad analizzare le pratiche che vengono adoperate dalla maggior parte di operatori olistici, insegnanti di “yoga”, terapeuti e via dicendo, si scoprirebbero molti altarini o più semplicemente si noterebbe come dopo anni di pratiche, la mente è ancora una scimmia. Qualcosa non quadra.


Di conseguenza, come si può sperare di cambiare il proprio stato di coscienza in tempi utili se non ci si impegna a dedicare tempo ed energie principalmente a ciò che è più efficace (proprio perché agisce in profondità) ?


Sia chiaro, non lo dico per giudicare chi è più o meno bravo perché non servirebbe a nulla. Lo dico per sensibilizzare su un tema che stranamente viene ignorato, ma che è nell’interesse di tutti, tranne che dell’io. Guarda caso, chi non si preoccupa dei risultati è proprio chi non ha risultati.


Parlando di cosa è più o meno efficace dovrei menzionare obbligatoriamente il ruolo della Kundalini, perché è la Grazia della Madre Divina ad essere la cosa più potente visto che agisce, medita attraverso di te anche se non vuoi, in modi incredibili che non possono essere compresi nemmeno da chi li sta vivendo, ed è solo grazie a Lei che ci può essere Beatitudine, l’amore divino incondizionato senza limiti. Senza di essa infatti il cammino è molto più lento, è come procedere a piedi invece di saltare su un carro. E senza di essa non è possibile accedere al sesto stato di Coscienza, o Coscienza Divina, nè al settimo stato di Coscienza, o Coscienza di Unità, dove Kundalini si unisce con il Bindu, fino a condurre l’anima alla Liberazione.


Però il post diventerebbe lunghissimo e in ogni caso ho già parlato di questo tema fondamentale in molti altri articoli e video, disponibili nel canale YouTube.


Così come dovrei parlare della differenza tra vera meditazione e ciò che oggi viene spacciato come meditazione, ma anche di questo ho già parlato ampiamente in diversi post e video.


Il punto è: se tu dovessi andare da Milano a Pechino per salvare la persona a te più cara, davvero non ti piacerebbe sapere se è più efficace usare l’auto, la bici o l’aereo?


Nel prossimo post proverò a rispondere invece alla seconda domanda, riguardante la devozione.



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Buona vita!


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