• parashanti108

COS'E' REALMENTE LA DEVOZIONE E COME SI PRATICA



Qualche giorno fa ho scritto il post su “I 4 TIPI DI YOGA”, dove spiegavo i motivi molto semplici per cui Bhakti Yoga e Dhyana Yoga dovrebbero essere considerati prioritari.


Con il post di ieri ho cercato di rispondere alla prima delle due domande che ogni serio cercatore spirituale dovrebbe porsi, ovvero: “Le pratiche spirituali sono tutte uguali? Se no, quali sono le più efficaci?”.


Oggi invece cerco di rispondere alla seconda domanda emersa: “Cos’è la devozione? Come si pratica? Esistono diversi tipi di devozione?”


Non è compito facile e non è possibile farlo in due parole, ma credo valga la pena leggere il post fino in fondo.


Bhakti è una parola sanscrita e la si può tradurre come devozione, amore, fede, adorazione. La si potrebbe persino intendere come “Scienza della devozione” perché quando Kundalini si manifesta e trova il terreno pronto, non può non manifestarsi come Beatitudine, come puro amore. E’ matematico.


Fede, devozione, amore, adorazione di cosa? Per cosa? Ovviamente per il divino, per l’unica sostanza esistente. Lo puoi chiamare Dio, Energia, Verità, Universo, Vita, Natura, Amore, Infinito, Coscienza, o come più preferisci.


La via della devozione, Bhakti Yoga appunto, è la relazione con Dio attraverso un amore e una devozione di una profondità ed intensità così grandi che non possono essere espresse a parole.


La devozione verso un alto ideale, verso l’ideale più alto come in questo caso, è un potere trasformativo che crea profondi cambiamenti nel sistema nervoso, ancor prima di sedersi a meditare o svolgere altre pratiche.


La devozione, l’amore divino, è lo Yoga principale, il fuoco che accende il percorso spirituale. Senza di essa, il sentiero e le pratiche svolte sono solo meccaniche, come se non avessero vita.


Tutti sappiamo come l’amore può cambiare il nostro modo di sentire. Ma ciò che si prova in genere per una persona, un animale, un evento, non è altro che un riflesso piccolissimo, insignificante in confronto al puro, straripante, incondizionato amore divino, il quale si estende ad ogni cosa, ad ogni singolo atomo, visto che letteralmente ogni cosa è il divino stesso come si può sperimentare per grazia divina.


Il testo più noto in cui viene enfatizzata l’importanza della bhakti per la liberazione è la Bhagavad Gita, il dialogo fra Krishna ed Arjuna: «Coloro che, fissando le loro menti su di Me, Mi adorano stando sempre uniti a Me con intensa fede e devozione suprema, Io li considero i perfetti conoscitori dello yoga.»

«Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere Me, il Signore Supremo, che cosa e Chi sono Io. E colui che diviene pienamente cosciente di Me grazie a questa devozione, entra rapidamente in Dio.» Si dice che la bhakti sia il tipo di yoga più semplice e diretto dato che non richiede abilità particolari o capacità intellettuali, bensì solo un intenso amore, un intenso desiderio di unirsi al divino.


Sono d’accordo, ma facendo una precisazione ovvero che bisogna capire a cosa ci si sta riferendo. Esistono infatti diversi gradi di devozione/amore per il divino, che sono rispecchiati dal grado di consapevolezza cioè dallo stato di coscienza che si vive.


Potremmo dire che la bhakti inizia con una semplice domanda: “C’è qualcosa di più di tutto questo?”


Una delle cose sensazionali è come questo “processo” si chiarisce e si esprime da solo con il tempo. All’inizio sembra non ci sia granchè, c’è qualche nozione mentale annebbiata a riguardo, forse un po’ di desiderio di avere delle risposte, un senso di mistero. E già questo comincia a lavorare ai nostri fianchi.


Piano piano incontriamo delle pratiche di un certo tipo, mente e cuore si aprono sempre di più, iniziano alcune esperienze spirituali, il silenzio prende il sopravvento anche nello stato di veglia, e se siamo “fortunati” tutto ciò si intensifica, viene portato su un altro piano grazie a Kundalini Shakti, all’energia della Madre Divina, così cadiamo sempre più profondamente tra le sue braccia. In altre parole incontriamo la vera devozione, il vero amore divino, la sensazione più magnifica in assoluto cioè la Beatitudine, che può manifestarsi SOLO per grazia della Kundalini.


Questa è la più alta forma di preghiera, il più alto servizio al divino, la vera devozione. Anche qui ci sono gradi diversi perché la stella polare non è solamente sentire Beatitudine, ma riconoscere di ESSERE la Beatitudine stessa, Sat-Cit-Ananda, rompendo l’identificazione con l’io. Essendo così uniti per sempre (settimo stato di coscienza, che non è la "semplice" realizzazione del Sé o quinto stato di coscienza), tale puro amore continua a sgorgare attraverso di noi 24/7, anche durante il sonno. “Lo yogi che, stabilito nell'unità, mi onora come dimorante in tutti gli esseri, in qualunque modo egli agisca, Abita in Me.

Colui che vede l'uguaglianza in ogni cosa, a immagine del proprio Sé, Arjuna, sia nel piacere che nel dolore, è uno yogi supremo.

Di tutti gli yogi, Colui che ha fuso il suo Sé interiore in Me, Mi onora, pieno di fede, è ritenuto il più devoto a Me.” Ma non è questo il momento di parlare di tali gradi.


Per questo dicevo che dipende a cosa ci si riferisce quando si sostiene che è la via più facile. Non è così immediato per tutti poter godere e irradiare la Beatitudine della nostra vera natura. Non è qualcosa che si può imparare, praticare, immaginare.


Certamente però è possibile fare molto altro prima di incontrare la Beatitudine nel proprio cammino, ed è anche a questo che servono le pratiche.


Ascoltare canti devozionali (bhajan e kirtan), intrattenere un rapporto di dialogo in senso lato con il divino, meditare in un determinato contesto, leggere alcuni testi, reindirizzare i propri desideri verso “un fine più alto”, coltivare il silenzio, ecc. può aiutare a creare le condizioni migliori affinché la vera devozione, il vero amore possa sorgere naturalmente.


Infatti non può essere forzato (anche se a volte succede anche questo, specialmente in certi gruppi/contesti, ed è controproducente), ma possiamo fare la nostra parte. Aiutati che il ciel ti aiuta.


Bhakti è una fiamma sempre accesa. E’ la relazione d’amore perfetta.


Madre Teresa di Calcutta disse che vedeva Gesù negli occhi di ogni persona bisognosa che ha aiutato. Questo è amore concreto.


Il grande santo Ramakrishna poteva tranquillamente essere considerato un pazzo per come si comportava e da quanto si disperava perché voleva solamente essere unito con la Madre divina. Si è unito al divino solo con la bhakti, la quale lavora come un laser, con estrema precisione, andando in profondità recondite che non sono accessibili a nessun altro “strumento”.


La Beatitudine scioglie, scioglie ogni cosa. Cambia il tuo sistema nervoso. Le tendenze mentali radicate che ti fanno pensare e agire in modo poco costruttivi per la tua evoluzione, vengono riplasmate e piano piano tutto viene spostato in un’unica direzione: l’unione con l’amore divino di cui sei fatto.


Ho detto che è una relazione d’amore perfetta. Questo implica anche dolore quando non si è uniti con il proprio amato. Un dolore lacerante, che però serve a riassestare, ricalibrare il sistema corpo-mente-spirito affinché diventiamo predisposti ad accogliere un flusso di Coscienza Estatica senza fine. Affinchè riconosciamo, per sempre, di essere uniti, incarnando tale Unità.


Un cercatore spirituale medio non deve affliggersi se non riesce ancora a sentire un tale amore. Non bisogna farsi travolgere dalla frustrazione o dalla rabbia. Se il tuo cuore è sincero, se fai la tua parte senza aspettarti nulla in cambio e se gli strumenti che usi si basano su questo in virtù della Grazia che c’è alle spalle, allora è solo questione di tempo.


Lo vedo su di me e su molte anime che lavorano con me, e in questi mesi stanno succedendo dei veri e propri miracoli 🙏



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Buona vita!

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