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SCIENZA E MISTICA. FEDERICO FAGGIN: LA COSCIENZA NON E' UN ALGORITMO



Quelle che stai per leggere non sono le parole di uno yogi sperduto in qualche grotta, bensì dell'italianissimo, orgogliosamente vicentino, inventore del microchip (a soli 26 anni) e del touchscreen, nonché fisico ed imprenditore, Federico Faggin.


Non avere anche tu la soglia di attenzione di un pesce rosso come un essere umano medio (6 secondi), bensì cerca di leggere con mente e cuore le sue parole, e nota come l'ennesimo fisico con un briciolo di consapevolezza (così come Bohr, Schrödinger, Einstein, ecc.) riconosce l'importanza dell'evoluzione spirituale e dell'esperienza diretta nel processo di Conoscenza. Tutte cose che i mistici ci ripetono da millenni come ho sottolineato diverse volte e come cerco di trasmettere ad ogni anima che inizia un percorso con me.


Inoltre Faggin mette giustamente in guardia dall'uso improprio e scellerato delle macchine e dell'intelligenza artificiale, settore in cui dei pazzi ignoranti stanno investendo miliardi di dollari. Chi mi conosce sa che ho le idee molto chiare a riguardo perché è veramente facile intuire le conseguenze nefaste che succederanno se si va avanti di questo passo senza che nessuno faccia qualcosa.


Ho sentito dire che Faggin sta scrivendo un libro sulla Coscienza in termini quantistici. Non vedo l'ora di leggerlo!


Ah già, forse non tutti sanno che Giuseppe Faggin, il padre di Federico, è stato un filosofo, che guarda caso ha tradotto alcune opere di filosofi-mistici come Plotino, Schopenhauer e Meister Eckhart. Lapalissiano che, per fortuna, questo abbia avuto una meravigliosa influenza sul figlio in un modo o nell’altro. Non a caso Federico ha poi intrapreso dei percorsi psico-spirituali.


Ecco un estratto da un articolo del 10 Giugno 2021 intitolato "Federico Faggin. La coscienza non è un algoritmo."


"-Quali innovazioni possiamo attenderci in questo XXI secolo, in grado di proiettare il mondo verso un’ulteriore evoluzione?


-Credo che la rivoluzione cruciale che può e deve avvenire in questo secolo è capire finalmente che non siamo macchine; che la vita, dal batterio più umile all’uomo, non è un algoritmo e va rispettata in tutte le sue forme; che il computer e il robot dotato di intelligenza artificiale non sono e non saranno mai coscienti; che la coscienza e il libero arbitrio non fanno parte di questo mondo fisico, ma esistono in una realtà più vasta che per il momento ignoriamo. Parlo di scienza ora, non di religione, anche se molte religioni credono nell’esistenza di una realtà più vasta. Quando si parla di questa realtà, credo che l’unico modo di scoprirla sia attraverso l’esperienza vissuta che ciascuno di noi deve esperire, non di credere perché qualcuno ci ha detto che funziona così. Occorre capire la vera natura della vita e della coscienza attraverso l’esperienza, non la dottrina. Bisogna diventare esploratori della propria coscienza e non accontentarsi di credere senza fare lo sforzo di capire attraverso la sperimentazione in prima persona. Solo così si potrà costruire sulla forza dell’esperienza, che è conoscenza diretta, invece di ripetere nozioni astratte. La capacità di esperire è proprio ciò che ci distingue dalle macchine. Le macchine imitano l’esperienza, esattamente come facciamo noi quando recitiamo a memoria senza capire. Per crescere bisogna capire, e per capire bisogna sperimentare in prima persona. L’amore si conosce amando, non leggendo un libro, il coraggio si conosce rischiando, e l’intuizione e la creatività si sviluppano aprendosi al mistero, facendosi domande intelligenti, e chiedendo aiuto alla parte più vasta di noi che può guidarci. Penso proprio che saranno la rivoluzione informatica e lo studio della biologia quantistica, più che l’esplorazione spaziale, a insegnarci chi siamo veramente. Dobbiamo scoprire con le nostre forze che siamo incommensurabilmente più intelligenti dell’intelligenza meccanica dei computer, per quanto potenti essi siano, e dobbiamo aprirci alla vera dimensione spirituale che è la nostra eredità. Spero che questo secolo possa essere l’era della coscienza, l’era del risveglio spirituale quando l’uomo scoprirà che la coscienza non è un algoritmo.


-Per comprendere meglio la coscienza, lei ha dato vita, con sua moglie Elvia, a una Fondazione. Ritiene che la coscienza umana sarà trasferibile o imitabile nei robot?


-La coscienza non è trasferibile perché non è una cosa; è ciò da cui nasce ogni cosa. Secondo la teoria che sto sviluppando con grande passione assieme al famoso fisico teorico Giacomo Mauro D’Ariano, la coscienza è ciò da cui emerge l’informazione quantistica, e dall’informazione quantistica emerge poi la fisica quantistica, e dalla fisica quantistica emerge la fisica classica. La fisica dei computer digitali è la fisica classica, la fisica delle macchine che possono eseguire algoritmi. La coscienza, nella nostra teoria, può esistere soltanto nel mondo quantistico e può interagire solo con organismi viventi che sono strutture sia quantistiche che classiche. Il robot non potrà mai essere cosciente per conto suo, benché si possano immaginare varie forme di cyborg con maggiore forza fisica e intelligenza meccanica dell’uomo. La capacità della comprensione umana è incommensurabile con la velocità algoritmica e la grande memoria digitale dei computer, anche se queste sono molto più vaste di quelle umane. Sarebbe come confrontare un numero finito con uno infinito. La macchina è complementare all’uomo anziché essere migliore dell’uomo. Macchina e uomo insieme potranno fare cose che ora sono impensabili. Ma sarà sempre l’uomo a controllare la macchina, nel bene e nel male. Se le macchine finissero per affliggerci, sarebbe solo perché l’umanità è stata irretita da uomini malvagi che sono riusciti a controllare il resto dell’umanità con le macchine controllate da loro. Dobbiamo tenere gli occhi aperti affinché questo non succeda."


In una conferenza Faggin racconta che nel 1986, quando con la sua azienda Synaptics stava progettando un computer che potesse imparare da solo usando reti neurali, invece di essere programmato da altri, si imbatté sul problema della Coscienza.


Dice Faggin: "A quel tempo ero molto infelice. Avevo raggiunto tutto quello che il mondo ti dice che devi raggiungere per essere contento, soddisfatto. Io invece soffrivo dentro di me e non sapevo il perché. In questo clima in cui soffrivo e volevo scoprire la natura della Coscienza, ho avuto delle esperienze straordinarie di Coscienza, di Consapevolezza (descritte più in dettaglio nel suo libro "Silicio. Dall'invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza"). Ho sperimentato me stesso come il mondo che osserva sè stesso. Non come un corpo separato dal mondo come ci viene detto in genere. La sensazione era di un amore così profondo e così potente come non ho mai provato. Cosa che mi ha indotto a studiare la natura della Coscienza attraverso percorsi psico-spirituali. La conclusione a cui sono arrivato è che la Coscienza non può essere prodotta dal cervello come la Scienza ci dice. La Coscienza cioè non è prodotta dalla materia, ma semmai è l'opposto.”


Come si può notare la componente della sofferenza c'è sempre nel percorso di un vero cercatore poichè è il motore più potente, assieme all'amore per Dio, che conduce l'anima sino all'unione con Dio, con la nostra vera natura di Infinita Coscienza ed Estasi, e così alla cessazione della sofferenza.


Alla domanda su come poter comprendere le esperienze che ha avuto, Faggin risponde: “Per capire questo bisogna imparare a meditare e quietare la mente per vedere che c'è un processo automatico nella nostra mente tale per cui un pensiero viene immediatamente tradotto in parole e sembra che pensiamo verbalmente. Mentre invece, abbassando il volume, si scopre che c'è molto altro.”


Guarda caso anche lui invita a fare proprio ciò che da migliaia di anni stiamo ripetendo in ogni modo e in ogni lingua. La cosa ancora più interessante è che Faggin forse non lo sa, ma ciò che ha appena descritto in quest’ultima risposta, è una spiegazione (parziale) del primo sutra della parte relativa allo shakta upaya degli Shiva Sutra, che recita "Chittam mantra" ovvero la mente è mantra.


Scienza e mistica coincidono. Solo che la mistica è sempre più veloce della scienza perché opera al di fuori dello spazio-tempo, dove la scienza non arriverà mai. Ecco il perché i mistici sono giunti alla Verità diversi millenni or sono mentre gli scienziati, dopo migliaia di anni, non sanno che pesci pigliare.


E’ meraviglioso sapere che esistono ancora dei veri scienziati.

Lo dico spesso: se uno scienziato (o psicologo, o chi per esso) vuole realmente comprendere qualcosa ed essere realmente di aiuto al prossimo, deve diventare un mistico. Punto.


Wake up!



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Buona vita!

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