• parashanti108

COS'E' LA SOFFERENZA? PERCHE' SI SOFFRE?

Aggiornato il: mag 14



Un caro amico che ho conosciuto proprio grazie a Facebook, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sulla Sofferenza, per mandargli un ulteriore input che gli servirà per un’idea che sta elaborando. La sofferenza è un'illusione, ma sembra essere molto concreta.

Anzi, sembra essere LA cosa più concreta che ci sia. Un essere umano può non sperimentare l'amore, ma sicuramente avrà sperimentato la sofferenza almeno una volta nella vita. È ciò che ci accomuna, tutti veniamo al mondo piangendo.


Ecco perché esistono le tradizioni spirituali autentiche, le quali sono sopravvissute a guerre, carestie, imperi, catastrofi naturali, proprio per condurre ogni anima ad uscire dalla sofferenza e scoprire chi siamo veramente. Attraverso insegnamenti e pratiche derivanti dall'esperienza diretta dei santi, esse mostrano concretamente come riconoscere l'unica cosa reale e permanente cioè la nostra vera natura di Pura Coscienza e Infinita Beatitudine, Sat-Cit-Ananda in sanscrito.


Oggi viviamo in quello che la tradizione indiana chiama Kali Yuga, il periodo più oscuro, colmo di ignoranza e sofferenza. Ma, proprio in virtù di tale enorme sofferenza, l'uomo è spinto a trovare una via d'uscita, una soluzione. Si dice infatti che questo sia anche il periodo dove la Conoscenza è più facilmente accessibile a chi desidera realmente evolvere.


Da dove deriva la sofferenza? La sofferenza, essendo un'illusione, non può che provenire da un'illusione. La radice di tutte le illusioni, la radice di tutta la sofferenza, è la falsa identificazione con l'io, con un'identità transitoria che di fatto non esiste, ma è così potente che sembra creare separazione e di conseguenza sofferenza. Separazione è sofferenza, unione è amore. Tuttavia si tratta di un gioco cosmico (Lila) che il divino crea per intrattenere sé stesso al fine di godere di sé stesso in sé stesso.


La sofferenza è uno dei motori più potenti che ci siano per l'evoluzione perché ti costringe ad andare avanti. Senza sofferenza non ci sarebbe lo stimolo a migliorare, ad indagare, a ricercare, a contemplare, a volersi riunire con il divino, o meglio riconoscere che non ci siamo mai separati da esso, cioè da noi stessi.


L'UNICO MODO per farla cessare per sempre è riconoscere la propria vera natura, riconoscere che siamo uno con il divino e che tutto è divino, anche questa manifestazione, anche l'io stesso. Ecco a cosa servono insegnamenti e pratiche che da migliaia di anni ci vengono tramandati e che si dovrebbero applicare giorno dopo giorno. Quando si fa la propria parte, la Grazia scende a fiumi.


Ad un certo punto del cammino l’unica fonte di sofferenza che si affaccia ogni tanto (per fortuna, altrimenti non si potrebbe proseguire ad evolvere) nell’oceano di grande pace e appagamento sempre presenti, si riduce a questo: soffri perché hai gustato l’Unità e vuoi disperatamente fonderti, scioglierti in Questo una volta per tutte.



Di recente una persona ha sperimentato in meditazione proprio ciò di cui ora parlerò, quindi sarà utile sia per lei sia per molti altri. Ed è applicabile ad ogni circostanza della vita, non solo ad esperienze spirituali, perché il meccanismo è il medesimo. Certo, se di fronte a te hai una tigre o un rapinatore è diverso, ma qui mi sto riferendo ad altro, spero sia chiaro.


Al contrario di ciò che oggi molti vogliono far credere, la sofferenza è essenziale per poter evolvere, ma soprattutto non può non esserci.


Quando ci troviamo di fronte ad un pensiero o ad una sensazione che percepiamo come pericolo, di solito si innesca in maniera automatica il meccanismo di sopravvivenza chiamato “fight or flight” cioè combatti o fuggi, imposto dalla parte primitiva/animale del nostro cervello, spegnendo così la corteccia prefrontale, la quale fra le altre cose ci aiuta a regolare l’emotività e ci distingue dagli animali.


Per l’essere umano la fonte di pericolo è rappresentata dalla sofferenza, in ogni sua forma. La più diffusa (specialmente oggi) è la paura, la quale può sorgere prima di un dolore vero e proprio o può persino fare riferimento a qualcosa che non è reale, fino a sfociare nella paura della paura. La più grande paura è la paura di morire visto che nel 99,9% dei casi si associa la morte alla più grande sofferenza. Ecco perché nel percorso evolutivo è necessario affrontare e trascendere questa paura, ed ecco perché ogni sfumatura di sofferenza prima o poi ci riporta lì.


Combatti o fuggi. Cosa significa? Significa che se non ci sono sufficienti equilibrio e consapevolezza siamo spinti a combattere, ad entrare in conflitto con ciò che ci causa sofferenza al fine di distruggerlo. O al contrario siamo spinti a scappare, a respingerlo, a tenerlo lontano ad ogni costo.

In entrambi i casi crediamo che sia la scelta più saggia per eliminare quel problema, quella fonte di sofferenza, così ci potremo sentire meglio.


Sbagliato. Anzi, sbagliatissimo perché più combatti o più scappi da una fonte di sofferenza più essa si ingrandisce, acquista potere su di te. E non mollerà la presa.


Devi invece fare l’esatto opposto, anche se sembra controintuitivo, ovvero rimanere con quella sofferenza, rimanere con quella paura. Guardala, stai ad osservare. Proprio come quando c’è un'ombra tu non devi cercare di ucciderla o scacciarla, perché è aria fritta! Devi spostare la lanterna in modo tale che quella porzione di ombra si sciolga, si riveli per quello che è, ovvero assenza di luce.


La lanterna è la luce della tua Consapevolezza, il semplice osservare quel pensiero o sensazione spiacevole, doloroso, lacerante.


Questo è più facile a parole che a fatti me ne rendo conto, ma è l’unica via per realizzare con la tua esperienza diretta che tutto va e viene, che qualsiasi sensazione bella o brutta prima o poi se ne va, che nulla dura in eterno.


O meglio c’è una cosa, una sola cosa che è eterna, senza inizio e senza fine. Ed è proprio quella la cosa che stai cercando da una vita intera e che deve essere ri-conosciuta. Devi ri-conoscere che sei quella cosa. E qui la sofferenza, la paura, il dolore, possono aiutare più di quanto immagini.


La mente non sopporta la sofferenza, vuole evitarla o controllarla. Ecco che non vuoi sentire il dolore quando il tuo partner ti lascia, quando vieni licenziato, quando il vicino fa troppo rumore, quando lo Stato ti toglie sogni, speranze, soldi, quando una persona ti offende, quando muore quella persona a te cara, quando il meccanico ti presenta un conto salato senza motivo, quando non vieni compreso, quando arrivano le bollette, quando il computer si blocca...


Siamo stati programmati a reagire in modo meccanico a tutto ciò, ma c’è un significato, un’utilità molto nobile dietro a tutti questi eventi.


Infatti tutto ciò che succede, inclusa la sofferenza, succede per te, non contro di te. Succede per spingerti ad evolvere. E’ il divino che ti sta chiamando. Quindi non fuggire, accoglilo a braccia aperte. Usa quel pensiero/sensazione/fatto doloroso come trampolino, non come buca.


La sofferenza, il dolore serve a rompere, a spaccare la corazza di ignoranza di cui sei fatto per mostrarti cosa c’è, cosa c’è sempre stato qui. Datti il permesso di sentirla fino in fondo perché è solo sentendola, rimanendo ad osservare, fino ad abbracciarla, fino ad amarla, che quella sofferenza, quella paura può spingerti direttamente fra le braccia del Sè, la cosa eterna che stai cercando, lo spazio infinito di puro essere che sei.


Tutto ciò diventa ancora più importante quando, in meditazione, lo spazio della Presenza comincia ad espandersi all’infinito e si presenta la più grande paura e fonte di sofferenza, la paura di morire. Questo è il significato della frase “Bisogna morire due volte”.


Può sembrare pericoloso, disorientante, vertiginoso, ma devi entrarci, devi lasciarti andare.

La sofferenza-paura è una porta. Abbi il coraggio di aprirla. Abbi il coraggio di lasciarti andare, di perdere te stesso.


Troverai l’infinito. E sarà meraviglioso 🙏 Per guardare tutti i VIDEO clicca qui: https://www.youtube.com/c/Parashanti


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Buona vita!

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